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Gli OGM nella realtà

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La banana ed il plantano
L’IPGRI, tramite la Rete internazionale per il miglioramento della banana e della banana da legume (International Network for the Improvement of Banana and Plantain, INIBAP), collabora con i suoi partner per utilizzare la biotecnologia in generale e gli organismi geneticamente modificati in particolare, al fine di selezionare varietà migliori della banana e della banana da legume, un’operazione vitale per due ragioni.

In primo luogo, la banana e la banana da legume per la loro stessa natura sono difficili da coltivare utilizzando i metodi tradizionali. I tipi addomesticati sono triploidi, vale a dire hanno tre serie di geni. Ciò impedisce loro di riprodursi sessualmente poiché i normali processi che avvengono quando una pianta produce polline o semi non hanno luogo in presenza di tre serie di geni. Infatti, da quando negli anni ’20 sono stati realizzati i primi tentativi volti a migliorare la banana e la banana da legume, quasi nessuna delle nuove varietà è stata immessa sul mercato.

In secondo luogo, la banana e la banana da legume costituiscono la quarta coltura alimentare più importante nel mondo. Sono un alimento fondamentale nella dieta di oltre 400 milioni di persone in 120 paesi. Inoltre la maggior parte delle banane e delle banane da legume sono coltivate da piccoli agricoltori per le proprie famiglie e la vendita locale. Meno del 10% della coltura è destinato all’esportazione.

Organismi nocivi e malattie limitano in misura consistente la produzione della banana e della banana da legume. Sebbene siano disponibili i metodi di lotta chimica, i piccoli agricoltori che coltivano la maggior parte della coltura spesso non possono permetterselo. Hanno bisogno di varietà migliori. Varietà migliorate di banana e di banana da legume accresceranno la sicurezza alimentare degli agricoltori poveri dei paesi in via di sviluppo offrendo loro entrate maggiori.

Per questo motivo, circa dieci anni fa, l’INIBAP collaborò con l’Università cattolica di Lovanio (Katholieke Universiteit Leuven), in Belgio, nell’ambito di una serie di metodi biotecnologici finalizzati al miglioramento delle colture. La ricerca ha già favorito la produzione di piante geneticamente modificate portatrici dei geni per la resistenza a svariate malattie fungine. Tali piante saranno testate in serra al fine di osservare la resistenza alla malattia della sigatoka nera e di Panama, due tra i più devastanti agenti patogeni della banana e della banana da legume. Altri traguardi per il miglioramento genetico diretto comprendono la resistenza ai virus e ai nematodi e il controllo della velocità di maturazione della frutta, che ne faciliterebbe la commercializzazione.

Non si tratta di un’iniziativa che gli scienziati dei paesi industrializzati impongono agli agricoltori dei paesi in via di sviluppo. Gli stessi paesi sostengono le attività dell’INIBAP. È in parte grazie al finanziamento diretto del governo ugandese, ad esempio, che possiamo valutare banane geneticamente modificate. Queste varietà, dopo aver superato tutti i test di biosicurezza, potranno infine arricchire la vita di milioni di piccoli agricoltori nei paesi in via di sviluppo.

Il CIMMYT e la biosicurezza
Gli insetti consumano grandi quantità di alimenti che dovrebbero essere destinati alla popolazione umana. Solo in Kenya le piralidi del mais consumano l’equivalente di una spiga di granturco su sette, una perdita per gli agricoltori pari a 400,000 tonnellate per un valore annuo di circa 90 milioni di dollari USA. Con l’intento di affrontare il problema il Centro internazionale per il miglioramento del grano e del frumento (Centro Internacional de Mejoramiento de Maiz y Trigo, CIMMYT) e l’Istituto keniota per la ricerca agricola (Kenya Agricultural Research Institute, KARI) hanno avviato nel 1999 un progetto che si prefiggeva lo scopo di produrre mais resistente agli insetti e destinato all’Africa, usufruendo del sostegno della Fondazione Novartis per lo sviluppo sostenibile (Novartis Foundation for Sustainable Development).

La modificazione genetica è una piccola parte del progetto, ma consente al CIMMYT di collaborare con il KARI per lo sviluppo dei meccanismi di biosicurezza in Kenya. Seguendo un approccio bidirezionale i partner stanno lavorando con l’obiettivo di rifornire il paese degli strumenti fisici e procedurali necessari per valutare la biosicurezza. Un consulente del CIMMYT ha elaborato un piano destinato a convertire ed ampliare il centro esistente di biotecnologia del KARI in modo da soddisfare le norme concordate su scala internazionale per il II livello di contenimento.

Il KARI e il CIMMYT hanno collaborato anche per ottenere dalle autorità keniote le autorizzazioni ufficiali. In un primo momento è stato chiesto il permesso di introdurre in Kenya foglie di mais geneticamente modificate, coltivate nelle strutture del CIMMYT in Messico, in modo da essere testate sugli insetti e alle condizioni locali. Le autorità si sono trovate di fronte a una richiesta che non comportava alcun rischio e ciò ha consentito di migliorare il sistema in vista di richieste future.

Tali iniziative si basano su un precedente rapporto di collaborazione tra il CIMMYT e gli uffici messicani per la ricerca e la quarantena vegetale. Le autorità messicane notarono che il CIMMYT aveva rispettato il conservatorismo del Messico nei confronti degli OGM, mentre il CIMMYT metteva a punto i suoi protocolli per testare sul campo e in consultazione con le autorità ed altre parti interessate il mais geneticamente modificato resistente agli insetti.

 
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